Martedì, 07. Settembre 2010

Sport & Alimentazione

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I benefici dello sport sulla salute - 27.3%
I benefici dell'alimentazione nello sport - 18.2%

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Sorteggio Over 40 a Sant'Agnello E-mail
Scritto da Salvatore Siviero   
Sabato 20 Marzo 2010 18:59

altIl sorteggio della fase di Apertura del Torneo Over 40 - 2010, sarà lunedì 22 marzo alle 19.00 a Sant’Agnello in Piazza Matteotti. Girone unico con gare di sola andata, tra Sorrento, Sant’Agnello e Positano e 28 partite. Alla fase di Chiusura le prime 5 della classifica, ma la prima va dritta alla Finalissima: dal 24 aprile al 12 giugno si gioca per la Coppa del Decennale!

Salvatore Siviero

 
Cibo e salute, insieme: si può! E-mail
Scritto da Maria Esaminato   
Sabato 20 Febbraio 2010 23:23
Instaurare un buon rapporto con il cibo è di fondamentale importanza, ma non tutti lo fanno. Per molti “mangiare” è solo un gesto di piacere, l’importante è che stia bene il palato. E la salute? A quella spesso non ci si pensa. Per altri il rapporto errato con il cibo può portare ad un rapporto conflittuale con il proprio corpo, che si finisce per accettare sempre meno e che può degenerare fino alla comparsa di problemi seri, quali anoressia, bulimi. Si finisce così col vedere il cibo come l’acerrimo nemico di tutti i nostri problemi, che poi altro non sono che insicurezze e debolezza, ma da problemini banali quali possono sembrare, hanno la capacità di rovinare chi ne è affetto, chiudendolo in un tunnel senza uscita. Ed è per questo che una corretta educazione alimentare è necessaria fin da piccoli, con l’apporto sia da parte delle scuole, sia, e soprattutto, da parte delle famiglie. Quante volte, piuttosto che sentir piagnucolare i propri figli, si preferisce far tornare il sorriso con un bel sacchetto di patatine, una merendina o un bel panino? Se è pur vero che sembra così di accontentare i nostri piccini, in realtà stiamo facendo loro solo tanto male. E il ruolo di educatori? Più facile accontentarli, si sa, ma non è questa la cosa giusta. E’ importante sapere che primo fra tutti dobbiamo conoscere l’apporto nutrizionale dei cibi, che varia in base alle diverse esigenze: nello sportivo come nel sedentario, nel bambino come nell’anziano, nelle donne durante gravidanza o l’allattamento, nel diabetico, e chi più ne ha più ne metta, le esigenze sono diverse. Meglio avere conoscenze a riguardo dunque, per cercare di seguire la “propria corretta alimentazione”. Una dieta adatta ad un individuo può non andare bene per un altro. E un ”bollino rosso” va anche alle diete “fai da te”. Attualmente è in crescita l’interesse per quegli alimenti che, oltre agli effetti nutrizionali, esercitano effetti benefici anche su una o più funzioni dell’organismo, migliorando lo stato di salute e riducendo i rischi di malattie. Stiamo parlando degli alimenti cosiddetti “funzionali”. Tra questi annoveriamo i “probiotici”. Chi è che non conosce lo spot pubblicitario che mette in mostra il perfetto “intestino” della Marcuzzi, grazie ai benefici di Activia Danone? Ebbene, sono tanti i prodotti contenenti batteri lattici e che fanno bene alla salute. Questi batteri sono definiti appunto “probiotici”, termine che deriva da “pro”+”bios”, e significa “a favore della vita”. Questi alimenti sono in grado di promuovere il benessere, ed hanno un ruolo fondamentale nella cura e nella prevenzione di alcune malattie. Accanto a questi si annoverano anche i “prebiotici”, che esercitano un effetto positivo sulla salute in quanto contengono sostanze che stimolano la crescita e lo sviluppo dei microrganismi probiotici all’interno del colon. Effetti benefici dei batteri lattici erano già stati osservati dal premio Nobel russo Elia Metchnikoff, con i suoi lavori presso l’istituto Pasteur di Parigi. Egli aveva osservato già intorno agli inizi del 1900 la longevità delle popolazioni balcaniche che facevano grande uso di yogurt. Sono passati tanti e tanti anni ed ancora oggi quei benefici sono veri più che mai. Spetta a noi renderli anche vivi, seguendo alcune semplici regole, facili da seguire e di grande efficacia per la nostra salute.
 
Gradite un caffè? E-mail
Scritto da Maria Esaminato   
Sabato 20 Marzo 2010 09:03

altChi direbbe di no di fronte ad un’ invitante “tazzulell ‘e cafè”? Per noi napoletani quella semplice tazzina rappresenta un vero rito quotidiano, irrinunciabilmente… buono! E’ il nostro buongiorno per cominciare la giornata, un qualcosa che inebria i sensi e ci dà la carica giusta per affrontare lunghe ore di lavoro, ma è anche l’ amico fedele che viene a soccorrerci dall’ inevitabile sonnolenza provocata dalla digestione post-pranzo, un rimedio per stimolare la concentrazione, e anche un ottimo pretesto per stare in compagnia, quasi come un “amico comune a tutti” che ci riunisce in allegre chiacchierate andando a spezzare lo stress quotidiano con momenti di pausa durante i quali le lancette dell’ orologio sembrano fermarsi per qualche istante, anche se solo per pochi sorsi che sembra non finiscano mai per il piacere intenso che ci regalano.

Ma qual è il segreto del caffè? Scendiamo un po’ nei dettagli!

La pianta del caffè appartiene alla famiglia delle Rubiacee, genere Coffea. Il genere Coffea comprende oltre 50 specie diverse, ma le più utilizzate sono la Robusta e l’ Arabica. I frutti ottenuti dalla pianta di caffè sono delle drupe simili alle ciliege, ed ogni drupa contiene in genere 2 semi, cioè i chicchi di caffè. I semi di caffè contengono:

- sostanze azotate (caffeina, colina, betaina e trigonellina)

- lipidi;

- carboidrati (saccarosio, glucosio, fruttosio);

- sali minerali;

- proteine (in quantità minima);

- acidi organici (soprattutto acido clorogenico);

- poche vitamine.

La quantità di sostanze che passa dal chicco alla bevanda dipende dal tipo di torrefazione (cioè il processo termico che, utilizzando temperature di circa 200-220°C, trasforma il chicco verde in quello tostato, pronto per essere macinato) che i chicchi subiscono. Più la torrefazione è spinta, più si perdono sostanze nel prodotto finale, per cui ci vogliono mani esperte per ottenere il giusto livello di tostatura. A volte addirittura, se troppo tostato, si avverte la sensazione di bruciato. Il contenuto di tali sostanze inoltre è diverso nelle differenti specie. Per esempio, l’ Arabica contiene più lipidi e altre sostanze tipo la trigonellina, mentre la Robusta ha più caffeina (circa il doppio rispetto all’ Arabica) e acido clorogenico. La trigonellina è importante perchè durande la tostatura da luogo all’ acido nicotinico, detto anche niacina, vitamina PP, o forse meglio conosciuto semplicemente come vitamina B3. Questa vitamina è importante per diversi motivi, tra cui la circolazione sanguigna, il controllo del colesterolo nel sangue, la produzione degli ormoni sessuali con regolazione del funzionamento delle ghiandole surrenali, la salute della pelle, il sistema nervoso. Ha inoltre proprietà disintossicanti.

Ma qual è la sostanza che rende il caffè così eccitante? Il suo nome chimico è 1,3,7-trimetilxantina, ma tutti la conosciamo come “caffeina”: è una sostanza alcaloide, ad azione stimolante e farmacologica, che viene assorbita rapidamente. La concentrazione maggiore di caffeina nel sangue si raggiunge già dopo 15 minuti fino a 2 ore dopo la sua assunzione.

La vita media all’ interno del nostro organismo varia in base a diversi fattori: in genere viene assorbita completamente in 4-6 ore nell’ adulto, in 2-3 ore nel fumatore (per cui nel fumatore l’ effetto eccitante della caffeina dura meno), in 11-13 ore in donne sottoposte a terapia contraccettiva o in avanzato stato di gravidanza. Oltre ad agire sul sistema nervoso, quali sono i suoi effetti sul nostro organismo? Sull’ apparato gastroenterico favorisce la secrezione dell’ acido cloridrico e della bile (per cui facilita la digestione). Inoltre aumenta la peristalsi intestinale. Dal punto di vista metabolico, la caffeina agisce inibendo l’ attività delle fosfodiesterasi, consentendo una maggiore liberazione dell’ AMP-ciclico e la mobilizzazione delle riserve corporee di glicogeno e trigliceridi, mettendo a disposizione glucosio ed acidi grassi liberi, sostanze immediatamente utilizzabili che vengono ossidate nei mitocondri. In parole povere, va ad agire sulle riserve di grasso corporeo, rendendolo disponibile per essere “bruciato” e ricavarne energia. Accelera il metabolismo basale, ed ha inoltre un leggero potere “ammazza fame”, per cui un caffè assunto a stomaco vuoto prima dei pasti potrebbe indurre a mangiare di meno (per il più veloce raggiungimento della sensazione di sazietà).

Ma vediamo quali altri effetti può avere la caffeina (espressa in dosi):

80-250 mg aumentano la concentrazione e l’ attività mentale ma diminuiscono i tempi di reazione;

250-300 mg provocano ansia, insonnia, aumento di pressione arteriosa

300-500 mg causano dipendenza. Per essere al riparo dal rischio di dipendenza basta fermarsi alle 3-4 tazze al giorno.

Quali sono i suoi effetti in combinazione con l’ alcool? La caffeina può avere nei riguardi dell’ alcool due effetti:antagonista, poichè assunto dopo l’ alcool si oppone ai suoi effetti depressori sul sistema nervoso centrale, in particolare sui centri respiratori, contrastando i primi segni dell’ incoordinazione psicomotoria dell’ etilismo acuto. Il caffè ritarda l’ assorbimento dell’ alcool etilico, dando così modo all’ organismo di ossidarlo più facilmente. Anche lo zucchero potenzia quest’ azione, quindi meglio se zuccherato; sinergico, in quanto il caffè assunto prima dell’ alcool ne rallenta l’ assorbimento e prolunga lo stato di piacevole euforia. Ma quanta caffeina è contenuta in una tazzina di caffè? Una tazza di caffè contiene in media da 60 a 250 mg di caffeina. Il contenuto in caffeina è diverso tra il caffè bevuto a casa e quello bevuto al bar. Contrariamente a quello che si pensa, è più ricco di caffeina il caffè preparato con la moka (la classica macchinetta del caffè che usiamo in casa): una tazzina di caffè così preparata contiene circa 50-120 mg di caffeina. Nel caffè espresso al bar invece, la quantità di caffeina si aggira tra i 40 e i 100 mg. Questo è dovuto al fatto che nel caffè preparato con la moka l’ acqua ha a disposizione più tempo per estrarre la caffeina. Per non parlare del caffè americano, che ne contiene molta di più. Questi ovviamente sono dati generali, molto poi dipende dalla miscela, dalla preparazione, dalla quantità di caffè utilizzata, ecc. Comunque è di fondamentale importanza l’ utilizzo di una buona materia prima, la scelta di mani esperte ne farà poi la differenza, tutta… da gustare!

Dott.ssa Maria Esaminato

Ultimo aggiornamento Sabato 20 Marzo 2010 13:35
 
Lo zucchero con il caffè del Bar E-mail
Scritto da Salvatore Siviero   
Sabato 20 Febbraio 2010 11:56

L'Italia, si sa, è un paese in cui si ama prendere il caffè al Bar. Da Bolzano a Palermo, passando per Milano, Roma e ovviamente Napoli, dove se ne beve in quantità industriale, il rito del caffè si consuma anche 6/7 volte al giorno.

Sport e Alimentazione, tra una tazzina e l'altra ha fatto una ricerca sulle diverse "bustine" che aggiungiamo al nostro caffè quotidiano:

Zucchero bianco: é lo zucchero che usiamo di più. Deriva dall'arabo "sukkar". Per il 99% è costituito da saccarosio. E' una sostanza chimica che se assunta eccessivamente può creare danni alla salute.

Zucchero di canna: è ottenuto direttamente dal succo estratto dalle canne schiacciate mediante operazioni artigianali (quindi senza l'utilizzo di sostanze chimiche). Proviene spesso da coltivazioni biologiche o integrate, ha una consistenza granulosa o in polvere, mai cristallina. Quello che consumiamo in Italia proviene per la maggior parte da Mauritius.

Saccarina: è stato il primo dolcificante artificiale. La sua scoperta risale al 1879 da Ira Remsen e Constantin Fahlberg della Johns Hopkins University.
La saccarina ha un potere dolcificante circa 500 volte superiore a quello del saccarosio, ma presenta un retrogusto amaro o metallico generalmente considerato sgradevole, specialmente ad alte concentrazioni. A differenza di composti analoghi di sintesi più recenti, la saccarina è stabile al calore anche in ambiente acido, è inerte rispetto agli altri ingredienti alimentari e non dà problemi di conservazione.

 
L'alimentazione dello sportivo E-mail
Scritto da Maria Esaminato   
Venerdì 19 Marzo 2010 16:12

Chi pratica sport pensa che il regime alimentare da adottare debba essere "specifico", e spesso si finisce con l'eccedere nelle quantità di alcuni alimenti ingeriti (spesso proteici), sbagliando anche le combinazioni alimentari. Accade così di introdurre troppo certi nutrienti a discapito di altri, con conseguente squilibrio negli introiti nutrizionali. Questi errori sono spesso indotti da incompetenti o dalle pubblicità scorrette o meglio ingannevoli, che hanno un solo obiettivo: quello di vendere alcuni prodotti definiti "specifici" per lo sportivo. In realtà di specifico c'è solo lo scopo commerciale, senza alcuna base scientifica.

Il tipo di nutrienti di cui necessita lo sportivo o il sedentario è esattamente lo stesso: ciò che varia è la "quantità" (salvo casi specifici e particolari tipo carenze di alcuni nutrienti, che differiscono poi per i singoli individui a seconda dei casi), perchè ovviamente varia per i due individui la spesa energetica. 

Per la maggior parte degli sportivi dunque non occorrono nè alimenti particolari nè integratori dietetici, ma è necessaria solo un'alimentazione equilibrata, prestando attenzione ad introdurre tutti i nutrienti in maniera bilanciata e ripartendo l'alimentazione quotidiana in più pasti giornalieri, facendo in modo che l'attività fisica non coincida nè col processo digestivo nè con troppe ore di digiuno.

Non esistono dunque diete miracolose per lo sportivo sia che pratichi attività fisica a livello amatoriale che agonistico, ma si può parlare solo di diete equilibrate o squilibrate. L'alimentazione non può aggiungere nulla alle prestazioni sportive, ma sicuramente le può compromettere. Quindi una buona prestazione fisica è legata unicamente ad una corretta alimentazione, col giusto rapporto di nutrienti. E' importante conoscere il dispendio energetico legato alle diverse attività: lo vedremo insieme la prossima volta.

 

Dott.ssa Maria Esaminato

 
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